«Fine del blog»

È durato anche troppo. Buona strada.

«Futurciclismo? Ciclocubismo?»

Una bella bici che va
silenziosa velocità
sopra le distanze, le lontananze starà

una bella bici che va
silenziosa velocità
rotolava biglie e il
Giro d’Italia farà

una bici non si ama,
si lubrifica, si modifica
una bici si declama
come una poesia per volare via

una bella bici che va
roteante fluidità
bici futurista, bici d’artista sarà

una bella bici che va
roteante fluidità
sagoma dinamica e geometrica avrà

una bici vuole fama
e chilometri, e chilometri
una bici è una dama
falla vincere, falla ridere

una bella bici che va
pedalante mobilità
nel suo portapacchi
quel che ci ficchi ci sta

una bella bici che va
pedalante mobilità
anima testarda di una coccarda vivrà

una bici la si ama
come l’ultima delle fantasie
c’è uno scatto che ti chiama
come il fischio che hanno le frenesie.

(Paolo Conte)

«Finita!»

I primi chilometri sono stati un’estasi di rivelazione, mancava solo il bacio delle miss in maglia a pois rossi.

A beneficio dei feticisti, la Stangona è stata costruita con:

Telaio Gianni Motta Personal Fly 2001, misura 56, 1988
Forcella Gianni Motta
Ruote  Gipiemme pista 30 mm con pista frenante, anteriore raggiato snowflake
Copertoncini Michelin Dynamic Sport bicolore
Movimento centrale Miche pista
Pedivelle Miche Pista 165 mm
Corona Campagnolo Record Pista 48
Catena KMC S10 inox
Pignone 16 denti
Pedali Campagnolo Pista
Puntapiedi Campagnolo segati
Manubrio 3T tipo Gimondi
Nastro Deda forato
Serie sterzo Colnago vintage
Pipa Colnago vintage 8 cm
Sella San Marco Regal
Reggisella Campagnolo
Opzionale: freno anteriore Campagnolo Super Record con leva Radius

Per vedere com’era all’inizio, tornate al “via!” senza passare dalla prigione. Ora dovrò trovare qualcosa da fare con tutto quel ben di dio di Campagnolo Super Record, Colnago e cimeli d’epoca vari che ho accumulato in questi mesi. E guarda caso, c’è un collega con un vecchio telaio in tubi d’acciaio che fa tanto Eroica…

«Più forte della jella»

E finalmente, dopo 86 ore, 12 minuti e 22 secondi, Cadel Evans.

A 34 anni suonati e dopo due secondi posti a Parigi. Bravò!

«Che idea»
Un fiocco di neve d’estate, che gira, che gira, che gira…

«Che idea»

Un fiocco di neve d’estate, che gira, che gira, che gira…

«Factory girl»

E finalmente è andata. Caricati in Troyota telaio già guarnito e sterzato, ruote e pezzi sparsi, ora la Stangona sta buona buona in un cantuccio della factory di Ciclistica ad aspettare il suo quarto d’ora di celebrità. Con Marcello abbiamo discusso i pezzi da montare, i colori, le alternative e le idee dell’ultimo momento. Ce n’è una in particolare che… «Fai il bravo Muz, sei partito bene, devi finire solo meglio» ha ammonito lui con il sorriso paterno e l’espressione ferma del ciclista navigato.

Strana aria si respirava stamattina a Milano. Come di quiete dopo l’ondata di bombardieri. Finalmente la campagna elettorale è finita, non mi sembra di ricordarne una peggiore. Preferivo i tempi nei quali ci si picchiava. Almeno era per un’idea, o un’ideologia, comunque non per insultarsi a cazzo come adolescenti isterici. È per questo che ci hanno preso, adulti con la testa da tredicenni? Forse sì. Se avranno ragione, lo diranno le urne. Purché la vipera viscontea non si morda la coda per altri cinque anni, Milano ha bisogno di etica e di ottimismo. Subito.

«Uno del gruppo»
Wouter Weylandt era uno del gruppo. Uno dei tanti che spingono forte in pianura, sudano l’anima in salita e volano sotto il traguardo. Senza rete. In questo Giro è capitato a lui, come in passato a Casartelli nel Tour. Ho letto che sarebbe diventato papà a settembre e, se possibile, è l’aspetto peggiore questa storia.
Oggi sono state scritte parole bellissime su Weylandt e gli altri del gruppo, per esempio da Gianni Mura su Repubblica. Non ho niente di meglio da aggiungere. Se non che, piaccia o meno, così vanno le corse. E dobbiamo accettarle così come sono, senza ipocrisie, né indulgere nel fatalismo. A meno di bardare i ciclisti come i piloti da MotoGp o asfaltare le strade di gomma.

«Uno del gruppo»

Wouter Weylandt era uno del gruppo. Uno dei tanti che spingono forte in pianura, sudano l’anima in salita e volano sotto il traguardo. Senza rete. In questo Giro è capitato a lui, come in passato a Casartelli nel Tour. Ho letto che sarebbe diventato papà a settembre e, se possibile, è l’aspetto peggiore questa storia.

Oggi sono state scritte parole bellissime su Weylandt e gli altri del gruppo, per esempio da Gianni Mura su Repubblica. Non ho niente di meglio da aggiungere. Se non che, piaccia o meno, così vanno le corse. E dobbiamo accettarle così come sono, senza ipocrisie, né indulgere nel fatalismo. A meno di bardare i ciclisti come i piloti da MotoGp o asfaltare le strade di gomma.

«Primo maggio. Coraggio»

A questo punto è lampante che il blog sia slittato oltre la data di scadenza. Colpa del lavoro, degli sbattimenti, del tempo che si prendono le persone a cui chiedi i lavoretti fuori orario.

Ma visto che il blog non è uno yogurt, non solo non è ammuffito ma rilancia con l’ultima infatuazione primaverile: la San Marco Regal replicata, tutta foratina e con le borchie cromate. Fuori dal tempo massimo, fuori dal budget, chi se ne sbatte: coerenti fino in fondo.

Allora, riproviamoci: questo blog scadrà la prossima festa comandata, il 2 giugno. Quella mattina le mie auguste chiappe saranno in sella (Regal, appunto), o coperte di ridicolo.

«I.N.R.I.»

Santo dubito. Ma dopo quasi tre ore stavo in croce.

«I.N.R.I.»

Santo dubito. Ma dopo quasi tre ore stavo in croce.

«Molla Buni!»
In chat mi arrivano messaggi minatori. Del tipo: faggot. Buffone. Poseur. Fintofissato. Allora bastardi, tanto per esser chiari: prima di sabato il meccanico non rientra, è in giro con qualche squadra di professionisti. Prima del sabato successivo non potrò portare la Stangona dal Reverendo Menthos per finire la questione.
Comunque il tempo perso mi ha dato modo di ripensare i pedali, alla fine ci andranno i Campagnolo Pista di provenienza Mario Rossin. Una smerigliata precisa (sì, altre sere a base di vodka e Dremel) e saranno a punto.
E visto che non mi faccio mancare nulla e sto dormendo così così, nel frattempo sono anche riuscito a leggermi Il piccolo diavolo nero di Gianfranco Manfredi. Molla Buni!

«Molla Buni!»

In chat mi arrivano messaggi minatori. Del tipo: faggot. Buffone. Poseur. Fintofissato. Allora bastardi, tanto per esser chiari: prima di sabato il meccanico non rientra, è in giro con qualche squadra di professionisti. Prima del sabato successivo non potrò portare la Stangona dal Reverendo Menthos per finire la questione.

Comunque il tempo perso mi ha dato modo di ripensare i pedali, alla fine ci andranno i Campagnolo Pista di provenienza Mario Rossin. Una smerigliata precisa (sì, altre sere a base di vodka e Dremel) e saranno a punto.

E visto che non mi faccio mancare nulla e sto dormendo così così, nel frattempo sono anche riuscito a leggermi Il piccolo diavolo nero di Gianfranco Manfredi. Molla Buni!